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sabato 8 marzo 2014

"Mondo9" di Dario Tonani, mmm, merita!


Avete presente quando vi capita di leggere un libro e vi chiedete "com'è possibile che io questo autore ancora non l'avevo scoperto?" Be', è proprio quello che ho pensato leggendo Mondo9 di Dario Tonani. Ed io non è che l'avevo snobbato perché sono un tipo che disprezza la fantascienza (un tempo mi comprai in blocco degli Urania così, sull'istinto) e che non ha assolutamente idea di cosa sia lo steampunk (tra poco controllo su Wikipedia, e magari scopro che già lo sapevo), semplicemente non l'avevo mai sentito nominare.

E qui, come sempre in quest'epoca,  arriva Facebook.  Un autore, Leonardo Patrignani, che su un post afferma di voler leggere Mondo9.

Mondo9?, mi sono chiesto, Che diavolo è Mondo9?

Un po' di ricerche e, mmm, forse è un libro interessante, mmm, 'sto Dario Tonani è stato pubblicato pure in Giappone, mmm, in biblioteca non c'è, vabbé lo compro.

giovedì 27 febbraio 2014

"To jest", questo è, a spasso con Fabio Izzo.


Quattro stelline e mezzo su cinque.

mercoledì 17 aprile 2013

Recensione de "Il peso del tempo"

Il peso del tempo è la prima prova di narrativa dello scrittore Lutz Seiler, in origine poeta (e vincitore anche di numerosi premi) e saggista (di opere ritenute molto romanzate).
Come mai la scelta di passare al racconto? Molto semplice, racconta durante la presentazione romana: tre anni prima di riuscire nella stesura e pubblicazione di questa raccolta, leggendo romanzi di altri autori si accorse che la sfida è alla sua portata. Tutt’altra cosa si rivelò, però, la scrittura: pur dotato degli strumenti per creare poesie e dell’abilità per scrivere saggi, apprendere e usare con disinvoltura le tecniche della narrazione e della narrativa non è stato il gioco da ragazzi che potrebbe spesso e erroneamente sembrare. “Infatti – ha aggiunto durante il reading – per scrivere questo libro ci ho messo due anni”.
Con grande maestria, Seiler riesce a raccontare e a mischiare un po’ di storia, un po’ di autobiografia, un po’ di finzione. I racconti ne giovato quanto il panorama letterario italiano: splendide storie ambientate nella Germania dell’est prima e dopo la caduta del muro di Berlino o un improbabile viaggio su un treno diretto verso il Kazakistan, brevi narrazioni per un’antologia d’esordio particolarmente convincente.

martedì 16 aprile 2013

"Il club dei suicidi - Crash into me" di Albert Borris

Un surreale viaggio allo scoperta di gente famosa suicida
ogni ragazzo con un ultimo desiderio, qualcuno vuole vedere la sua squadra preferita, qualcuno New York, Seatlle
un patto: non si uccideranno sino al termine del viaggio, solo alla fine ci sarà il momento propizio

Dopo 200 pagine mi sono accorto - ce ne hai messo di tempo, direte - che a livello stilistico c'era qualcosa che non mi convinceva, così mi sono messo a leggere con maggiore attenzione e ho notato che il punto e virgola viene dimenticato da Albert Borris, quasi come se non l'avesse mai visto né ne conoscesse l'utilizzo. Alla fine il libro risulta comunque godibilissimo, però questa mancanza fa pensare che poteva essere migliorabile.


I'm on page 91 of 294 of Il club dei suicidi: 'Il signor Clark diceva: «La vera autostima viene dall'abilità, dall'essere bravi in qualcosa. Non importa cosa. Poi fregatene degli inutili complimenti. Fregatene di quel che pensa la gente. Tutto quello che conta è il rispetto hai per te stesso.»' Forse questa frase l'averei scritta dicendo 'dal sentirsi bravi in qualcosa', mmm... ci devo riflettere

Tramite il sito Giunti.it, scaricati il pdf delle prime 25 pagine del libro!

Recensione di "Lullaby" e intervista all'autrice, Barbara Baraldi

Giada, Marcello e un po’ anche Luana, sono i protagonisti dell’ultimo romanzo di Barbara Baraldi, “Lullaby – La ninna  della morte”, edito da Castelvecchi.
Giada, la Bambina Nera, è quel tipo che da bambina si apprezza tanto e poi, ma con la quale, man mano che cresce, non si vuole più avere niente a che fare.
Marcello non è solo il classico scrittore fallito senza futuro, ma è il re di questa razza, visto che è costretto a mantenersi con la pensione della madre.
Luana è la perfezione, la Principessa dell’Est, bionda, splendente, senza apparenti problemi. Dopo tutto queste persone vivono in un mondo ovattato dove niente le scalfisce.
Si potrebbe attribuire la colpa per quello che succede in questo romanzo all’insegnante di Giada e Luana, che le unisce nello stesso banco, ma sarebbe troppo semplice e poi non è davvero così.
Potremmo attribuire la colpa a Marcello, disperato, che si è no inchioda due parole su word dopo aver fissato per ore lo schermo e dopo aver dato le medicine a “mammà”, ma lui no, lui è solo un punto fermo al quale aggrapparsi, qualcosa di semplice e sensato in una tempesta che colpisce un piccolo luogo di periferia.
Sta di fatto che questa recensione non vi svelerà nulla, perché con un ottimo alternarsi di linguaggio in prima e in terza persona, e un susseguirsi di capitoli brevi e interessanti nel cui titolo è presente il nome del personaggio che reciterà in quei paragrafi, la Baraldi dimostra di saper tenere incollato il lettore alle proprie pagine, quindi dovrete leggerlo.
Pure se vi trovaste nell’intenzione di dover posare questo libro per qualche motivo di «ordine superiore», sfogliando le pagine successive noterete che il prossimo capitolo è lungo quanto la lista della spesa del cenone di Natale e, imbarazzati per la vostra volubilità, continuerete a leggere pensando “Ok, ancora un po’ e mi fermo”, ma poco più avanti lo stesso pensiero vi balenerà nuovamente in testa.
A seguire, una breve intervista a Barbara Baraldi:

- Quando scrivi un libro da cosa parti e come inventi la storia? Nel caso di “Lullaby”, oltre alla canzone dei The Cure, da cosa hai tratto ispirazione?
BB: Proprio la canzone dei Cure è stata la principale fonte d’ispirazione del romanzo. Immaginavo due ragazze che ballavano un tango al ritmo della canzone. Dalla penombra della stanza, è emerso un mondo intero di atmosfere soffocanti, aspirazioni e desideri inconfessabili che descrivevano perfettamente la realtà che avevo intorno: le ipocrisie della società, la violenza della cronaca che entra nelle case come un ariete attraverso la televisione. E così mi sono trovata al bar con Marcello e Fede, nel mezzo di una accesa discussione. Un anonimo bar di paese, dietro la cui apparente normalità tutto può succedere.

giovedì 29 novembre 2012

"La famiglia Fang" e "Dannazione"

Partiamo da La famiglia Fang, libro che mi attirato nonostante l'orribile ma perfetta cover. Infatti mi ha subito trasmesso qualcosa che mi ha fatto pensare: "Forse questo libro è adatto a me", dopotutto le storie famigliari mi piacciono, forse perché mi ricordano la mia strana famiglia...

Comunque, La famiglia Fang è una storia molto originale - perlomeno io di simili non ne ho lette - i cui capitoli si alternano tra il passato e il presente dei protagonisti. Questa alternanza non segna solo una differenza temporale, ma una sostanziale differenza d'eventi: nei capitoli riguardanti il passato l'autore, Kevin Wilson, racconta le opere artistiche, gli scherzi e gli altri eventi che la famiglia Fang svolgeva insieme, di gruppo; in quelli presenti invece la storia viene mandata avanti.

Wilson ha scritto una storia particolare, che non si dimentica, a cui su Goodreads avrei voluto dare 3 stelline e mezzo, che ho poi trasformato in 4 dato che il "mezzo" non si può dare.

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Io sono tra quelli che adarono Chuck Palahniuk, e di certo non mi vergogno ad ammetterlo.Tra i suoi libri quello che ho amato di più è Soffocare, e da allora almeno una volta l'anno un suo libro lo leggo. Dannazione con Soffocare c'entra come i cavoli a merenda, però è di un'originalità da far venire i brividi: una bambina che finisce all'inferno, cosa tecnicamente non possibile - e che io stesso sto sfruttando in un romanzo per i più giovan.


Era da almeno un anno che volevo comprarmi questo romanzo. Infatti mi ricordo ancora la prima volta che lo vidi in libreria, in Galeria Krakowska (vivevo a Cracovia), e la cover americana che catturava i miei occhi senza volerli lasciare andare.


A lettura terminata non mi sento come quelli che vogliono scagliare una pietra contro l'autore (ho letto recensioni pessime, in giro), però non sono nemmeno tra quelli esaltati. È un libro decente, senza troppe preoccupazioni. Un buono svago.

giovedì 20 settembre 2012

Pagalamòssa! di Sacha Naspini

Il 3 ottobre la ricetta per "svoltare la giornata" sarà la seguente: un paio di click del vostro fedele mouse, meno soldi di un pacchetto di sigarette ma poco più di uno di gomme, un eReader e l'eBook  Pagalamòssa! sarà la vostra portata principale a tavola! 

Il sapore sarà squisito e allo stesso tempo delicato, però essendoci dei bambini di mezzo, due per l'esattezza, voleranno cazzotti. Ciò accadrà sopratutto se uno dei due farà un movimento impercettibile che scaturirà nell'obbligatoria penitenza: un destro, un sinistro, e ancora e ancora sino a che le regole di Pagalamòssa non saranno rispettate. Dalle regole non si sfugge.

La trama del racconto di Sacha Naspini non ve la dico, sappiate solo che si basa su due bambini, su questo gioco e su un hotel in costruzione - hotel che, come ci spiega l'autore sul suo sito, fa parte di uno spin-off al contrario del suo prossimo romanzo Come d'ottobre.

Comunque quando si tratta di grandi scrittori non si parla solo di raccontare storie, ma di avere una voce, una voce che spicchi e risulti unica, esaltante, completa; che poi è quello che gli editori cercano, ed è anche per questo motivo che è così difficile venir pubblicati. Sacha questa voce, una sua voce, ce l'ha. E questa voce la si riconosce nelle sue storie, e dopo averne letta una la si riconoscerà in quelle successive senza neanche leggere il nome dell'autore sulla copertina del libro. Semplicemente, dopo una pagina il pensiero sarà: Questo è Sacha.

Vi consiglio di leggere Pagalamòssa! per farvi un'idea, e poi sono sicuro che vorrete passare ai suoi romanzi per espanderla come un sorriso che si trasmette da volto a volto, magari facendo il giro del mondo - e qui strizzo un occhio agli editori stranieri nella speranza che un giorno lo traducano.

Acquistalo su BookRepublic o su Amazon.



mercoledì 19 settembre 2012

Il cantico dei suicidi di Lorenza Ghinelli

E alla fine è successo, ho acquistato per la prima volta un eBook - quindi immaginate un po' come avevo rimediato gli altri...
È un racconto della grandissima Lorenza Ghinelli, Il cantico dei suicidi, uscito un paio di settimane fa per Newton Compton.

A dirla tutta, pensavo che il mio primo acquisto sarebbe arrivato il 3 ottobre all'uscita di Pagalamòssa, un racconto di quel diavolo dal pizzo bianco Sacha Naspini. Invece Lorenza è arrivata prima e mi ha fregato. 0,49 centesimi sono ben disposto a spenderli per un file.

Le parole di Lorenza sono potenti, e inoltre si riconosce subito che sono le sue, il suo stile ingarbugliato, ordinato e splendido a un tempo. Questo racconto, esattamente come il romanzo La colpa, è articolato principalmente in due anni (qui sono il 1957 e il 2006) che servono ad apprendere come i protagonisti della storia siano diventati quel che sono oggi (2006) e ovviamente a capirli meglio.


Parlando con Lorenza ero venuto a sapere che agli inizi, quando ancora non era famosa, quando probabilmente Il divoratore non era ancora uscito per Il Foglio, né per Newton Compton, insomma ero venuto a sapere che lei scriveva tantissimi racconti e li inviava a destra e manca. Quindi ero davvero curioso di leggere queste 50 pagine.

Il bello è che l'autrice avrebbe potuto raccontare una storia di fantasmi nel senso fisico della parola, per quanto possa suonare strano... Invece lei ha preferito essere più sottile, meno scontata, dunque i fantasmi ci sono, ma sono legati a un posto, un campo. Non li si vedono, ma influenzano la vita dei personaggi de Il cantico dei suicidi.

Lo so, in pratica non vi ho detto la trama. Ma è un racconto, costa solo 0,49 €; un piccolo investimento lo potreste fare, no?

lunedì 16 luglio 2012

Le nostre assenze

Un ulteriore passo in avanti da parte di Naspini con il suo nuovo romanzo, Le nostre assenze. E’ un piacere vedere l’abilità dell’autore migliorare, farsi precisa e pungente nonostante avrebbe potuto crogiolarsi nel successo ottenuto con I Cariolanti. Sacha Naspini si dimostra diverso e per questo decide di complicarsi la vita: Le nostre assenze è tutt’altra cosa rispetto al thriller I sassi (Il Foglio Letterario), il particolare e originale Cento per cento (Perdisa) e ovviamente il già citato I Cariolanti (sempre per Elliot), con il quale però conserva alcune similitudini come la quantomai strana passione per i pertugi, meglio se stretti e angusti. I protagonisti del romanzo che ha decretato il successo dell’autore vivevano in una fossa, quelli di questo una fossa la scavano, disseppellendo una tomba etrusca.
Protagonista de Le nostre assenze è il legame particolare che si instaura tra un bambino talmente cattivo da maltrattare il suo migliore amico, invece così povero da vivere tra fango e polvere ed essere costretto a indossare i vestiti smessi del compare o bussare puntualmente alla sua porta per riuscire a riempire la pancia quanto basta per sopravvivere. La scoperta di una tomba etrusca potrebbe rendere entrambi ricchi e aprire al sogno di andarsene in America, terra dei sogni e delle libertà. Il proverbiale fulmine a ciel sereno destinato a saldare o distruggere per sempre la strana amicizia.
Compra il libro
L’evento è, nell’economia della narrazione, punto di svolta e giro di boa, dato che il libro prende tutta un’altra piega: emergono le passioni dell’autore toscano (tra le quali da sottolineare la boxe) e viene impressa grande accelerazione alla crescita dei personaggi, come se da un momento all’altro avessero subito un dritto e un rovescio. La freschezza de Le nostre assenze sta anche nel fatto che, probabilmente per la prima volta, Naspini, come dichiarato da lui stesso alla trasmissione Fahrenheit, ha inserito nella trama ricordi d’infanzia, principalmente riguardanti i nonni. Ma è l’umore generale del testo a colpire maggiormente: in questo senso l’autore è molto bravo nel saper restituire le sensazioni e le emozioni, che da letterarie divengono reali, sulla pelle del lettore, di una vita pervasa da fantasmi e rammarichi.
La spirale delle splendida copertina è quasi un manifesto: difficile uscirne una volta intrapresa la lettura. Una spirale che è quasi un tornado pronto a sconvolgere le vite dei protagonisti e qualche assolato pomeriggio dei lettori. Da leggere.
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Le nostre assenze
Autore: Sacha Naspini
Casa editrice: Elliot, 2012
Collana: Scatti
Pagine: 190
Prezzo: 16,00 €

In origini questo articolo l'avevo scritto per http://www.fuorilemura.com/2012/06/18/naspini-torna-in-libreria-con-un-romanzo-da-leggere-tutto-dun-fiato/

domenica 8 luglio 2012

La società degli animali estinti

Il terzo romanzo di Jeffrey Moore, La società degli animali estinti (ISBN), presenta un cast di personaggi che alla meglio sono instabili e alla peggio sono totalmente fuori di testa. Il protagonista maschile vede cose che non sono davvero presenti nella realtà come, ad esempio, animali che si muovono sulla parete di casa, Osama bin Laden… La protagonista femminale, invece, è una quattodicenne, attivista per i diritti degli animali, intelligente quanto in pericolo: la troviamo, infatti, subito in fin di vita con tagli su varie parti del corpo dai quali sgorgano litri di sangue. Ma anche gli antagonisti, così come i personaggi secondari, non sono da meno: malati mentali, ex carcerati, gente corrotta, persone che si divertono a torturare animali per puro divertimento… Tra l’altro vivono tutti in un posto, immaginato da Moore, ai piedi dei monti Laurenziani, un luogo che “casulmente” porta il nome del santo patrono dei disturbati mentali, lo sfondo ideale per questo eco-thriller.
Il libro inizia con Nile Nightingale davanti a una chiesa sconsacrata alla quale è arrivato dopo aver abbandonato il New Jersey nella speranza di sfuggire alle leggi americane, alle dipendenze multiple e alla storia della sua vita, secondo cui non è che un buono a nulla. Nascosto al buio, nel suo furgoncino, osserva degli uomini lanciare un sacco in un ghiacciaio accanto al cimitero della chiesa e subito la curiosità prende il sopravvento. Cosa ci sarà mai all’interno? Nile, con estrema fatica, riesce a recuperare l’oggetto. Lo porta sul furgone, lo apre, e scopre una ragazzina che sta morendo dissanguata. Lei si chiama Celéste Jonquères, ha quattordici anni, e cambierà per sempre la vita di Nile: l’uomo farà di tutto per salvarla e cercherà di scoprire chi sono i farabutti che l’hanno ferita e gettata nel ghiacciaio, ma soprattutto perché, e cosa c’entrano gli animali in tutto ciò.
Compra il libro.
La società degli animali estinti è strutturato su due livelli di narrazione: uno è il punto di vista di Nile, con annessi avvenimenti, sensazioni, timori e dubbi, l’altro è quello di Celéste che, sottoforma di diario, scrive quello che le accade intorno, dal rapporto con Nile a una miriade di informazioni e statistiche riguardo la lotta che vede scendere in campo l’uomo contro gli animali (spesso non considerandoli propri simili). I momenti letterari riguardanti la giovane sembrano, alle volte, più un manifesto del PETA (People of Ethical Treatment of Animals) che una delle componenti principali di un romanzo, ma la splendida scrittura di Moore riesce nel mitigare l’evidente schieramento etico-politico dell’autore.
Ambientato nel gelido Québec, il libro di Moore è pieno di passaggi evocativi. Nella zona laurenziana è possibile trovare cacciatori, venditore di pelle e di bile d’orso, malati di mente, torturatori d’animali, stupratori, cinesi immigrati illegalmente, animali che dovrebbero essere estinti. Insomma, una delle peggiori zone climatiche della terra è in realtà piena di vita. Moore descrive tutto in maniera veloce, originale, diretta. Inoltre i personaggi dei suoi libri, pur essendo per così dire borderline, sono vivi, reali, e dialogano tra loro in maniera superba. Bellissimi i passaggi in cui Nile dice una cosa e ne pensa in realtà un’altra, e ciò accade soprattutto quando Celéste esprime le sue convinzioni sul mondo animale: non sarà certo lui a spezzarle il cuore.
Compra il libro.
Nato a Montreal, l’autore ha studiato a Toronto, Parigi e Ottawa. Ha girato il mondo lavorando per musei, compagni teatrali o di ballo, festival cinematografici. Traduce diversi libri come freelance. La società degli animali estinti deve aver suscitato le ire di non pochi connazzionali, in quella terra gelida e splendida qual è il Canada, un posto dove gli uomini sono liberi e orgogliosi della propria libertà.
 
La società degli animali estinti
The Extintion Club
Autore: Jeffrey Moore
Traduttore: Dafne Calgaro
Casa Editrice: ISBN
Pagine: 512
Prezzo: 17,90 €

Questo articolo originariamente l'avevo scritto per il settimanale con il quale collaboro: http://www.fuorilemura.com/2012/05/14/gli-animali-estinti-in-canada/

Trailer del libro:

martedì 13 marzo 2012

Recensione de " Il circo della notte"


Il circo della notte, uno dei pochi young adult autoconclusivi (niente serialità o anni ad attendere il secondo capitolo), racconta la storia, appunto, di un circo. Però questo è un circo speciale, in grado di apparire di punto in bianco di città in città, e con artisti straordinari che hanno doti fuori dal comune, magiche… E infatti il circo è retto dalla magia, l’intero sistema, dai vari tendoni, ai pilastri portanti, al calderone che brucia perennemente; il circo è centro di una sfida tra due maghi, un ragazzo e una ragazza inconsapevoli l’uno del volto dell’altra, che sin da bambini sono stati preparati ed allenati per questa sfida che potrebbe durare secoli, e il circo sarebbe costretto a perdurare insieme a loro, perché il circo è il terreno di gioco, il luogo dove i due maghi devono esaltare le loro qualità, costretti da un rituale che li ha legati per sempre.
Ambientato a cavallo tra ’800 e ’900, questo libro ha la grande capacità di “crescere” mano a mano che la narrazione avanza negli anni. I personaggi acquistano spessore, la storia si complica, e anche chi all’inizio potrebbe essere identificato come una personaggio di secondaria importanza ha in seguito la possibilità di riscattarsi, dire la propria, entrare a far parte del destino del circo.
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Il circo della notte è un libro che, se lo si osserva bene, porta a riflessioni ben superiori di quelle che solitamente si trovano nel genere young adult: come i personaggi rimangono bloccati nel circo, potendosi allontanare solo di tanto in tanto e per brevi periodi, lo stesso avviene per le persone reali, con la vita quotidiana che ci costringe a non spezzare mai la routine per paura di rompere in modo irrimediabile chissà che tipo di ingranaggi.
Erin Morgenstern, autrice trentatreenne originaria del  Massachusetts, è uscita alla ribalta con questo romanzo di cui aveva iniziato a parlare già nel 2005. Dati di vendita alla mano, la pazienza ha portato pegno: Il circo della notte è in corso di traduzione in ben 30 paesi e la Morgenstern è stata paragonata ad autori come Neil Gaiman, Ray Bradbury, Susanna Clarke, e al premio Pulitzer Steven Millhauser. Molto entusiasmo, quindi, non certo infondato, ma che dovrà necessariamente scontrarsi con la crudeltà del Tempo e dei tempi.


Il circo della notte
The night circus
Autrice: Erin Morgenstern
Traduzione: Marinella Magrì
Editore: Rizzoli
Pagine: 460
Prezzo: 18.50 €
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Questo articolo originariamente l'avevo scritto per il settimanale con il quale collaboro: http://www.fuorilemura.com/2012/03/05/il-circo-della-notte/

mercoledì 29 febbraio 2012

Recensione di "Scomparso"

Pur essendo uscito per la prima volta oltre 40 anni fa, Scomparso è un romanzo di un’attualità sconcertante e connotato da un linguaggio moderno e mai volgare nonostante non si tiri indietro nel descrivere e trattare temi tutt’altro che all’ordine del giorno. Un plauso iniziale, quindi, va sia alle capacità letterarie di Joseph Hansen, autore, che riesce sempre a rimanere in equilibrio tra innovazione e buon gusto, ma anche a Manuela Franzon, traduttrice, che fa di questo mestiere spesso tristemente sottovalutato un’arte.
Il detective protagonista non è il solito investigatore a cui la letteratura noir (più o meno) ci ha abituato negli anni: prima di tutto lavora ufficialmente per una compagnia di assicurazioni (il che, probabilmente, lo rende perfino più temibile!); in secondo luogo è dichiaratamente omosessuale. Sicuramente uno dei pochi, se non l’unico, detective gay della letteratura. Il suo nome è Dave Brandstetter e il caso di cui si occupa in Scomparso è quello di un uomo, Fox Olsen, candidato sindaco di una città della California e celebrità della radio locale, che non si trova e la cui eventuale morte potrebbe fruttare 150.000 dollari ai familiari (una bella cifra, se rapportata all’epoca in cui il racconto si svolge: gli anni ’70).

Recensione de "La casa per bambini speciali di miss Peregrine"

La casa per bambini speciali di miss Peregrine porta con sé qualcosa di mistico e magico sin dalla pubblicazione negli USA da parte di una casa editrice che sforna al massimo 25 titoli l’anno, e che tra i suoi bestseller ha avuto giusto Orgoglio e pregiudizio e zombie e alcuni manuali di non grande importanta. Insomma, deve essere stata una piacevole sorpresa vedere Miss Peregrine prima essere nominato libro del mese su Amazon, poi entrare nella classifica bestseller del NY Times e in seguito vendere 200.000 copie nelle prime settimane di pubblicazione.
Ma mettiamo da parte le cifre, per quanto favolose. Vediamo il contenuto di quest’opera che molto probabilmente diventerà un classico. Jacob Portman è un bambino che sogna l’avventura. Jacob ha un nonno, un raccontastorie al quale non crede nessuno. Quando Jacob diventerà un ragazzo scoprirà che è inutile partire all’avventura, perché il mondo è già stato completamente esplorato, e inoltre si renderà conto che le storie del nonno devono per forza esser false. Bambini speciali, figurati se è possibile!
La vita per Jacob è quindi una noia, una noia tremenda, spezzata solo dalla traumatica uccisione del nonno, che e in punto di morte lo indirizzerà verso un’isola misteriosa dall’altra parte dell’oceano. Forse un po’ di avventura ci sarà, nella vita di Jacob.

martedì 28 febbraio 2012

Recensione de "I piatti più piccanti della cucina tatara"

La più grande vittoria di Alina Bronsky in questo suo nuovo romanzo è quella di riuscire a non farci chiudere il libro per via dell’odio profondo che si prova nei confronti della protagonista, la vecchia – ma giovane all’anagrafe – signora Rosa; e già questo nome, attribuito alla madre di Sulfia e nonna di Aminat è una grandissima presa in giro sulla quale la Bronsky gioca, perché Rosalinda “rosa” non lo è per niente, nemmeno nella più inifinitesima parte del suo DNA, e fa di tutto per ricordarcelo: costringe Sulfia a compiere azioni contro i suoi principi, Aminat a sottomettersi alla sua volontà e prova addirittura a imporre a Dio il proprio volere! Ovviamente, e a questo punto è da ritenersi scontato, la signora crede d’aver ragione e diritto su tutto, sempre.
Con il comunismo di sottofondo, che viene percipito senza la necessità di chiamarlo con il suo nome ma solo attraverso i gesti e le azioni dei personaggi, tre femmine provano a sopravvivere alla loro rispettiva famiglia, più che al mondo che le circonda… Solo Aminat riesce a tener testa a nonna Rosa, però sotto minaccia, crolla, ubbidisce e tace. “Se primo smetti di essere così trasandata, secondo continui ad andare bene a scuola, terzo una sera sì e una no lavi i piatti al posto di tua madre, quarto il sabato passi l’aspirapolvere, quinto prepari i vestiti che tua madre deve lavare, sesto le ricordi quando deve fare la spesa… Hai segnato tutto? Bene. Se fai queste cose per tre mesi potrai prendere un gatto”.
Dopo aver responsabilizzato (sarebbe meglio dire “schiavizzato”) la nipotina, il pensiero della nonna è il seguente: “L’arrivo del gatto ebbe anche risvolti positivi. Per ragioni oscure, infatti, Aminat dava per scontato che Parassita (il nome del gatto secondo Rosa) fosse mio. Bastava che minacciassi di toglierglielo e lei faceva tutto quello che volevo”.

domenica 26 febbraio 2012

Recensione di "Malcom"


La copertina di questo romanzo, Malcom, scritto da Massimo Cuomo e uscito per edizioni e/o appena due settimane fa, è perfettamente in grado di descrivere la situazione del protagonista di questa storia, Marcello Zanzini, trentenne rimasto al verde e con una casa vuota, o che si sta per svuotare poco alla volta, pagina dopo pagina.
La vicenda si svolge nell’arco di una settimana scandita dai titoli dei capitoli del libro. Il primo, appunto, è domenica. Massimo Cuomo parte dal giorno di riposo preferito dagli italiani per ingannarci, per farci credere che il protagonista magari un lavoro ce l’ha e che in questo momento è casa come tanti altri, e invece è appena stato licenziato. Oltre al danno c’è pure la beffa: al momento non ha un soldo e, come suggeritogli dal miglior amico che gli parla via chat, si mette a vedere oggetti su eBay, roba il cui valore affettivo è cento volte superiore al valore reale. Ma non è finita qui, infatti il caro Marcello Zanzini ha appena scoperto la sua, ormai ex, ragazza con un venditore porta a porta; e fin qui è una storia come tante, se non fosse che un giorno un barbone gli regala una scheda telefonica e la sua vita inizia a percorrere dei binari stabiliti da un certo Malcom.
Malcom è uno di quei libri che partono malinconici e poi, piano piano, ti fanno sentire bene. Si inizia a tifare per Marcello Zanzini affinché la sua vita migliori dal lavoro all’amore, sotto ogni punto di vista. Ci si immedesima e lo si accompagna con la speranza di infilarsi tra una riga e l’altra, parola dopo parola, e dargli una mano.
Un romanzo che è uno specchio del ritratto dei giovani d’oggi, costretti tra precarietà e carriere senza senso, imbambolati dal capo o dai compagni di lavoro che usano termini inglesi invece che vocaboli italiani. Malcom ai giovani fa pensare: “Sì, è capitato anche a me”, e non è un pensiero positivo, solo depressione sociale su vasta scala.
Inoltre gli appuntamenti tra amici partono tutti sul web e poi, se proprio serve, si usa il telefono. Su Skype, MSN, o Facebook è più facile, il lato negativo è che mentire da dietro uno schermo è semplice: il senso di colpa è minore e non c’è il tono della voce che “ti frega”, si possono nascondere le emozioni con molta facilità dato che la conversazione è sterile, senza passione, pure quando la passione dovrebbe esserci.
Le edizioni e/o si confermano scopritrici di talenti italiani: quest’anno, dopo gli esordi di Viola Di Grado e Fabio Bartolemei, ecco un altro autore da seguire, Massimo Cuomo. Ciò non può che confermare il fatto: se i grandi gruppi editoriali fossero un po’ più aperti verso i manoscritti che la gente vorrebbe spedirgli, troverebbero ottimi autori anche tra i giovani italiani senza essere costretti a dare migliaia di euro d’anticipo per comprare i diritti dagli americani.
Massimo Cuomo, con un testo dalla scrittura semplice e comprensibile, ci regala una narrativa alla portata di tutti, che si legge con gran piacere. Un libro perfetto da portare sotto l’ombrellone.

Malcom
Autore: Massimo Cuomo
Casa editrice: e/o
Pagine: 288
Prezzo: 18 €

Compra il libro o l'eBook.

sabato 25 febbraio 2012

Recensione de "Il decennio perduto"

Rivalità come quelle tra Francis Scott Fitzegerald eErnest Hemingway non sono applicabili agli autori dei nostri giorni; l’unico paragone, per quanto banalissimo ed esasperante, è quello tra i vampiri di Lisa J. Smith e quelli di Stephenie Meyer, ma ad oltre ad avere in comune casi di “pedofilia” (ricordiamolo, i vampiri hanno oltre cento anni e si innamorano delle sedicenni…) e alcune frasi come “Questo genere l’ho inventato prima io” lanciate casualmente sulla home page del proprio sito, le due signore non sono andate oltre.
Tornando a chi ci sta più a cuore, il signor Scott e il signor Ernest – prima grandi amici, poi grandi rivali, in seguito uno succube dell’altro – hanno reso più eccitante la loro rivalità inserendo l’uno la caricatura dell’altro nei propri racconti e romanzi, oltre che la propria vita, sino a sconfinare nel mito.
La casa editrice Mattioli 1885, alle prese con la (ri)pubblicazione di grandi classici ancora attuali, non ha potuto fare a meno di tenere caldo un posto nel suo catalogo per questa raccolta di racconti scritti da Francis Scott Fitzegerald dal titolo Il decennio perduto. In essa vi sono quattro racconti dal sapore amaro, quasi come quando la fiamma sta consumando lo stoppino di una candela e rimangano quei pochi attimi di luce che necessitano una pronta reazione che spesso non avviene. Potremmo semplicemente dire che questi racconti rappresanto, perlomeno in parte, gli ultimi decenni vissuti dell’autore.
Nel primo, Pazza domenica, veniamo immersi in una festa hollywoodiana. Il protagonista, una sceneggiatore proprio come lo stesso Fitzegerald, fa una figuraccia colossale di fronte alla folla, esattamente come era accaduto a Scott nel ’32 quando si ubriacò di fronte ad illustri personaggi dello spettacolo.
Nel secondo, Finanziando Finnegan, parla un po’ di se stesso e un po’ di Hemingway. In particolare il racconto parla di un autore che il protagonista non ha mai occasione di incontrare (Scott ed Ernest si erano persi di vista per lunghi anni) e questo autore ha un talento enorme, solo che non è così produttivo e chiede sempre continui anticipi e ogni tanto tenta qualcosa di pericoloso, come un certo Hemingway.
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 Il terzo, Il decennio perduto, il racconto che fa da titolo alla raccolta, riguarda gli anni tra il 1930 e il 1940. Fitzegerald si chiuse in se stesso e, come racconta Nicola Manuppelli nell’introduzione al libro, l’autore confessò il proprio fallimento, il tramonto del rapporto sentimentale con la moglie, dell’amicizia con Hemingway. Tutto ciò lo logorò fino alla morte. Il decennio perduto va particolarmente apprezzato perché forse è il racconto che più si discosta dalla vita dell’autore, ma che comunque riesce meravigliosamente a dimostrare l’immagine distrutta che ha di sé. Un lettore fedele a Fitzegerald non può non leggerlo.
Il quarto, Un caso d’alcolismo, è quello che crea più pena nella mente del lettore. L’uomo che perde la virilità e l’indipendenza. Quasi come perdere la libertà.
L’antologico Il decennio perduto assomiglia a un diario romanzato della vita dell’autore, una cosa che in pochi sono in grado di fare. Fitzgerald, ovunque possa essere in questo momento, può consolarsi: pur avendo creduto di essere al di sotto di Hemingway, le sue opere sono ancora amate ed acquistate anche grazie all’Hollywood che non era riuscita ad apprezzarlo appieno, Intanto, i libri del caro Ernest stanno perdendo passo perché difficilmente apprezzabili dal (rimproverabile?) lettore medio odierno. In ogni caso, pochi incontri-scontri letterari possono vantare un tale livello di qualità. In fondo, uno “scontro tra Titani” è pur sempre uno spettacolo imperdibile per i comuni mortali.

Il decennio perduto
Autore: Francis Scott Fitzgerald
Traduttore: Nicola Manuppelli
Editore: Mattioli 1885
Pagine: 96
Prezzo: 12,90 €

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mercoledì 22 febbraio 2012

Recensione de "Il labirinto"

Leggere il primo libro di una trilogia è come piantare un seme senza sapere che albero ne verrà fuori. Questa è l’idea che si ha una volta terminata la lettura de Il labirinto, un romanzo che per certi aspetti sembra più un lungo prologo a ciò che avverrà in seguito.
Rinchiuso in una prigione buia che si muove come un razzo verso l’alto, Thomas non ricorda più nulla tranne il suo nome. All’arresto dello strano ascensore trova dei ragazzi ad aspettarlo: sono i radurai, gli abitanti della Radura, un posto dove il tempo non cambia mai; dove c’è la corrente elettrica ma si vive come se si fosse nel medioevo; dove ogni giorno, e sempre alla medesima ora, dei muri scorrono sino a chiudersi (la sera) o ad aprirsi (al mattino). Oltre questi muri c’è il labirinto, un posto inospitale per i ragazzi e allo stesso tempo perfetto per i mostri che vi abitano. Questo labirinto ha una particolarità: le pareti si muovono sino a cambiare posizione ogni giorno, e negli ultimi due anni nessun raduraio è riuscito ad oltrepassarlo.
Dietro la copertina aggressiva, che ricorda i libri di Barry Eisler editi da Garzanti, vi sono oltre 400 pagine dalla scrittura semplice, ma non per questo deludente: infatti è impossibile fare a meno di andare avanti perché ogni capitolo non soddisfa mai la fame del lettore e lo costringe a spingersi alla ricerca del dessert. Oltretutto, se non gli dovesse interessare la storia di Thomas e compagni, sarebbe comunque curioso di trovare la soluzione ai movimenti di questo enigmatico labirinto e non potrebbe fare a meno di correre e voltare pagina sino agli ultimi capitoli.
Il labirinto è un libro che si rivolge ai più giovani, e lo fa anche grazie al linguaggio colorito utilizzato dagli abitanti della radura, che preferisco sostituire, con fare onomatopeico, alla parola “merda” il termine “sploff”, l’inequivocabile rumore prodotto dall’abbraccio delle feci con l’acqua del water.
Partendo dal mito del minotauro, passando a Battle Royale, il romanzo di Koushun Takami, Il labirinto è un mix di elementi già letti o già visti e ripresi in chiave citazionista, che hanno sempre affascinato e stimolato la fantasia dell’uomo, e originali, ai quali non è riuscita a resistere la regista di Twilight e Cappuccetto rosso sangue, Catherine Harwicke, che dirigerà il primo capitolo di questa trilogia in uscita nei cinema a fine 2012.
James Dashner è uno di quegli autori che, a poco a poco, ha risalito tutti i gradini della scala editoriale e ora, negli USA, è un affermato scrittore di libri per ragazzi e, ovviamente, riesce a mantenersi facendo questo lavoro, cosa quasi impossibile in Italia. Tra gli altri suoi libri usciti oltreoceano vi è il seguito de Il labirinto, The Schorch Trials, la saga di Jimmy Fincher e la trilogia The 13th Reality.

Il labirinto
The Maze Runner
Autore: James Dashner
Traduzione: Annalisa Di Liddo
Casa editrice: Fanucci
Pagine: 428
Prezzo: 17 €

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Trailer del libro in versione americana:

Recensione de "La bambola dagli occhi di cristallo" e intervista a Barbara Baraldi


I portici  lungo le strade di Bologna, utilissimi in inverno per evitare di fare uno scivolone sulla neve, servono a poco se tra di essi vi si aggira una misteriosa killer senza scrupoli che, in tacchi a spillo, è sempre pronta a ferire a morte uomini eccitati. L’ispettore Marconi è il primo a intuire un collegamento tra gli omicidi, ma servono delle conferme, qualcuno che aiuti a capire chi sia la spietata assassina. A quanto pare l’unica persona pronta a venire in soccorso dell’ispettore è una medium, una testimone poco affidabile e con un fidanzato violento…
La bambola dagli occhi di cristallo, uscito nelle librerie inglesi lo scorso anno con il titolo The Girl with Crystal Eyes, era stato originariamente edito per il circuito delle edicole nella collana Giallo Mondadori. Ora, a tre anni di distanza, viene pubblicato nuovamente da Castelvecchi in una ristesura che aggiunge allo scritto originale una cinquantina di pagine andandolo a migliorare la narrazione e la completezza del testo, grazie anche alla maturata esperienza dell’autrice, Barbara Baraldi, che dal 2009 ha scritto ben cinque romanzi (di cui tre per Mondadori, uno per Castelvecchi e uno per Perdisa).
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La componente più importante di un giallo? Sino all’ultimo non si deve scoprire chi è l’assassino. Quella di un film d’azione? I fatti si susseguono uno dopo l’altro a velocità elevata. Entrambi gli elementi pervadono le pagine del romanzo di Barbara Baraldi che, con una scrittura limpida volta a non appesantire il testo, ci immerge nelle storie di donne, perlopiù ragazze, non rispettate e tradite dai propri compagni. Ognuna ha subito un trauma, o lo sta subendo, ognuna potrebbe essere pronta ad uccidere, dalla ricca e gelosa ereditiera alla ragazza che, per sentirsi meglio, coccola un gattino.
La bambola dagli occhi di cristallo potrebbe essere mediaticamente avverito come la rivincita femminile su un mondo sessista dove l’uomo, anche e soprattutto per costituzione fisica, ha la meglio. Se in giro ci fosse una vendicatrice travestita da “una ragazza da una botta e via” quanti sarebbero i maschi pronti a lasciarsi abbindolare dopo una splendida serata?

Di seguito, l’autrice risponde ad alcune domande.
In un’intervista dici che La bambola dagli occhi di cristallo originariamente pubblicato in edicola nei Gialli Mondadori con il titolo La bambola di cristallo è diverso da quello pubblicato oggi da Castelvecchi poiché lo hai ampliato, revisionato e migliorato, ma quello che ci interessa sapere è: da quale dei due è stato tratto il libro tradotto in Inghilterra?
La versione uscita in Inghilterra è una versione “intermedia”. Si tratta essenzialmente della stesura uscita originariamente nel Giallo Mondadori, con alcune modifiche nell’ordine dei primi capitoli e un finale un po’ più lungo.
La Castelvecchi si è interessata a questo romanzo solo dopo che sono venuti a conoscenza della pubblicazione estera?
Il mio più grande desiderio era portare La bambola in libreria anche in Italia. Ho conosciuto l’editore Castelvecchi nel periodo in cui ero in trattativa con l’Inghilterra. Ovviamente, non ho nascosto la cosa durante l’incontro, ma penso l’avrebbero pubblicato comunque, perché si sono davvero innamorati del romanzo.
Verrà poi ripubblicato anche il secondo volume, Bambole pericolose?
Spero di sì, anche se non è ancora iniziata una vera e propria trattativa in questo senso. C’è da dire che l’uscita di Bambole pericolose in edicola è recentissima, e quindi è presto per pensare a una ristampa.
Dopo il seguito di Scarlett, uscito in questi giorni per Mondadori, quale sarà il prossimo romanzo?
Un romanzo a fumetti! La protagonista è Bloodymilla, una vampira che non riesce ad accettare la sua natura demoniaca, e che si trova a combattere altri demoni. È una storia a metà tra Dracula e Il mucchio selvaggio, una sorta di western gotico ambientato tra i boschi dell’appennino e vecchi manieri, con streghe, cacciatori di vampiri cannibali e… marionette! Ai pennelli, due ragazze dal talento incredibile: Elena Cesana e Roberta Ingranata. Uscirà per Delos books, in una collana curata da Gianfranco Staltari e Stefano Fantelli. La presentazione del volume è prevista in autunno al Lucca Comics.

La bambola dagli occhi di cristallo
Autrice: Barbara Baraldi
Casa editrice: Castelvecchi
Collana: Le torpedini
Pagine: 224
Prezzo: 16,00 €
Sito ufficiale dell’autrice 

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martedì 21 febbraio 2012

Recensione di "Settanta acrilico trenta lana"



In libreria capita di sfogliare le prime pagine di un romanzo e pensare, di conseguenza: “Sono in grado di leggerlo sino alla fine!” Altre volte succede di accorgersi del talento di un autore e, poche altre, di entrambi i fattori insieme. Quest’ultimo è il caso di Settanta acrilico trenta lana, romanzo d’esordio della ventitreenne Viola Di Grado, autrice che scrive da Londra, dove studia.
Con voce prepotente, ma mai troppo alta, la Di Grado ci porta nella Leeds orrenda, scura e decadente dove vivono Camelia e la madre, Livia. Tra parole non dette, e sguardi esageratamente logorroici, scorre la vita delle due donne: la prima, Camelia, ancora ragazza , costretta ad accudire la madre, pulirla, lavarla e mandarla a dormire; la seconda, Livia, genitore senza vita, muta, come un oggetto scomodo che non sai bene dove appoggiare.
Le due, scosse e distrutte dalla morte del padre-marito e, soprattutto, del fatto che le avesse tradite con un’altra donna, vivono una vita in cui nulla è importante, dove il passare delle ore, dei giorni, delle stagioni e degli anni non viene calcolato: il tempo scorre senza che lo si possa afferrare, contare, interrogare. Niente sogni, niente futuro.
Fino a che, un giorno, Camelia, nonostante gli sguardi severi della madre, riprende a parlare e con le parole, pian piano, si riprende la vita, che poi non è facile lasciarla sfuggire di nuovo. Dopo, grazie a Wen, un ragazzo cinese che possiede un negozio d’abbigliamento dove vende abiti strampalati, la ragazza riprende lo studio della lingua cinese, iniziato e abbandonato durante gli anni dell’università. Torna anche la passione, quella che ti fa arrossire e che ti dà la forza di andare avanti, di trascinare un intero mondo al tuo cospetto, un mondo tutto da scoprire.
Con un linguaggio nuovo, pieno di descrizioni figurative che vanno ad espandere la mente del lettore alimentandone costantemente la fantasia, Viola Di Grado, esordisce pubblicata dalle edizioni e/o, vomitando parole a terra, come fa letteralmente la protagonista del suo romanzo in italiano, inglese e cinese. Presto, se la e/o vorrà farle un regalo, la vedremo pubblicata negli USA, da Europa Editions, casa editrice che vanta gli stessi proprietari di quella nostrana.
Il talento, e lo si può dire con estrema certezza, le verrà riconosciuto anche oltreoceano.

Settanta acrilico trenta lana
Autore: Viola Di Grado
Casa editrice: Edizioni e/o, 2011
Pagine: 192
Prezzo: 16,00 €

Compra il libro in versione cartacea o in eBook.

Recensione di "Nessun dolore"

Domenico Di Tullio, autore già noto per aver scritto il saggio Centri sociali di destra – Occupazioni e culture non conformi (Castelvecchi, 2006), questa volta passa al romanzo con Nessun dolore – Una storia di CasaPound (Rizzoli, 2010) , testo che prende sicuramente spunto dalla biografia dell’autore, avvocato difensore di CasaPound.
Coloro che non abitano o non frequentano Roma, ma spesso anche gli stessi abitanti della capitale, potrebbero non aver mai sentito parlare di CasaPound, un palazzone di piazza Vittorio, all’Esquilino, occupato da anni, a due passi dal centro di scambio ferroviario più grosso d’Italia, la stazione Termini. Gli inquilini di questa dimora non sembrano creare problemi a nessuno dato che la specifica posizione del palazzo, al centro della comunità asiatica e, in generale, extracomunitaria che ha il suo punto nevralgico proprio in Piazza Vittorio Emanuele tiene opinabilmente alla larga molti dei romani. Questo almeno è ciò che viene fuori dalle statistiche per il rilevamento e la distribuzione della popolazione della città eterna.
Parallelamente alla storia di Casa Pound nel libro viene narrata quella di Flavio e Giorgio, due ragazzi appena maggiorenni che, almeno in apparenza, non hanno nulla in comune: uno è di famiglia ricca, l’altro no, proprio per niente. I due si incontrano prima fuori scuola, dove Giorgio distribuisce volantini del Blocco Studentesco e Flavio lo guarda dall’alto in basso e con una punta d’invidia. I militanti, indipendentemente dalla bandiera alla quale sono votati, hanno sempre un fascino particolare: sembrano forti e liberi. Sembrano.
In seguito, i due si incontrano allo stadio in occasione di una partita della Roma dove Flavio irrompe con la forza e , costretto a scappare dagli stewart, viene accolto dagli Zetazeroalfa, gruppo di tifosi che, almeno da quanto descritto da Di Tullio, non fanno uso di droghe, né rincorrono la violenza. Di questo collettivo fa parte Giorgio. La forte amicizia che nascerà in breve tempo porterà i due ragazzi, grazie al loro carisma innato, a diventare tra i più grandi militanti del Blocco Studentesco fino al giorno in cui a dividerli arrivano le sbarre, per Giorgio, accusato di aver usato la lama su un ragazzo di sinistra.
 Tra i grandi meriti dell’avvocato Domenico di Tullio vi è quello di aver provato a raccontare una storia di giovani romani ben diversa da quelle narrate a suon di baci e amori da parte di altri scrittori. Tuttavia, lo sguardo verso i giovani di destra, tutti belli, fieri, forti, che non si drogano (alcuni addirittura non fumano sigarette), e ripetutamente vittime dei colpi dei ragazzi che la pensano diversamente da loro – rappresentati invece come deboli, disgregati, codardi, in quanto “attaccano” solo se sono in tanti – risulta forse eccessivamente conciliante . Ecco, se non ci fossero state tutte queste ripetizioni inutili, almeno ai fini della storia da un punto di vista prettamente romanzesco, il libro sarebbe stato maggiormente godibile. Certo è che Nessun dolore è un libro importante e necessario per chi volesse approfondire alcuni aspetti della vita nella capitale e delle dinamiche di gruppi di giovani sicuramente più spesso condannati che interrogati. Le risposte, tuttavia, non sono certo assicurate. Rimane ora da vedere se qualcuno scriverà una replica, e anch’essa, in egual modo, andrà letta con occhio critico e senza pregiudizi di sorta.

Nessun dolore – Una storia di CasaPound
Autore: Domenico Di Tullio
Editore: Rizzoli
Pagine: 225
Prezzo: 16.50 €

Compra questo libro in versione cartacea o in eBook.

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