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venerdì 24 giugno 2016

IL CASO LETTERARIO ITALIANO

Da Lorenza Ghinelli a Luca D'Andrea, passando per Leonardo Patrignani.



I libri presenti in questo video:
➢ La sostanza del male http://amzn.to/28UEOaP
➢ Multiversum http://amzn.to/28UEVmI
➢ Il divoratore http://amzn.to/28QN7Wm

martedì 18 dicembre 2012

8x8, il concorso giusto per gli aspiranti scrittori

Il racconto è la sintesi di una vita
e insieme la vita sintetizzata.
Julio Cortázar


Dopo il successo della prima, della seconda, della terza e della quarta edizione (oltre 2000 racconti racconti pervenuti, vari scrittori sotto contratto e pubblicati) riparte 8x8 con tante novità, nuovi editori e tanta voglia di emergere.
8x8, lo sapete, è un concorso letterario diverso dagli altri. Qui si vince null’altro che qualche buon libro e si ha la possibilità di essere letti e ascoltati dagli addetti ai lavori. L’idea è dare importanza al confronto tra scrittori, editor e lettori.

Il concorso funziona così: otto scrittori per ogni serata, otto minuti ciascuno per esprimere la propria inedita creatività, ottomila il massimo di battute per ogni racconto.
Il concorso è rivolto ad autori esordienti e no.
Una doppia giuria (popolare e di qualità) stabilirà il vincitore di ogni serata. I premi consisteranno in libri messi a disposizione dalla casa editrice madrina (di cui verrà esposta una selezione del catalogo) della serata.
La giuria popolare sarà composta dal pubblico presente in sala mentre la giuria di qualità da esperti e professionisti del mondo dell’editoria.

Le serate romane (26 febbraio, 12 marzo, 26 marzo, 9 aprile) si svolgeranno in un locale in via di definizione; la serata milanese (fine aprile) si svolgerà presso La Scighera, via Candiani, 131.
La competizione sarà di volta in volta introdotta da una lettura di uno scrittore affermato.

Le case editrici madrine di questa edizione saranno: 66thand2nd, Voland, nottetempo, elliot, la rivista-libro Watt e altre che devono confermare.

giovedì 8 novembre 2012

La splendida penna di Lorenza Ghinelli racconta il mestiere di scrivere

Il suono delle parole scritte da Lorenza Ghinelli vibra piacevole e riconoscibilissimo in ogni suo libro; una melodia avvolgente, ipnotica, in grado di inserire colori vivi e forti tra le lettere stampate nero su bianco. Potrebbe persino accadere di dimenticarsi della storia in sé perché folgorati da questo quadro che prende forza sotto i nostri occhi. Per entrare in questo stato d’animo non c’è nemmeno bisogno di iniziare a leggere il primo capitolo del suo ultimo romanzo, La Colpa, basta soffermarsi sulla dedica: “A Bri, che sovvertì un’estate violenta a colpi di colore”, una frase forte, quasi fosse un pre-prologo, un amo pronto a catturare l’ignaro lettore che dovesse casualmente trovarsi tra le mani questo romanzo in libreria.
La Colpa è uno di quei romanzi che una volta letti vorresti andare a stringere la mano all’autrice, curiosare un po’ nella sua vita, conoscerla, ed è per questo che sono sorte spontanee alcune domande:
Di solito scrivi di getto o lavori a una storia per diversi mesi?
La stesura di un libro è molto simile, per me, a una gestazione. La storia mi abita per anni, anni in cui non tocco la pagina bianca, poi, quando decido di affrontarla, in genere sono un fiume in piena. Ad ogni modo prima aspetto che la storia si formi dentro me. La stesura mi richiede comunque diversi mesi.
Nel caso specifico de La Colpa, come si fa a scrivere e quindi mandare avanti un romanzo senza lasciarsi travolgere dalle emozioni? Ad esempio in molti cambiano canale quando al telegiornale sentono parlare di abusi sui bambini…
Non lasciarsi travolgere dalle emozioni è impossibile, ma è necessario imparare a gestirle, altrimenti la narrazione rimane autoreferenziale, e questo sarebbe letale. Per trasmettere quello che desidero devo prima di tutto conoscerlo, e conoscere davvero qualcosa significa avere in gran parte superato quella soglia capace di ricatapultarti in un dolore sordo. Il mio romanzo parla anche di abusi, ma soprattutto indaga strade possibili per frantumare le catene di violenza con cui alcuni dei miei personaggi sono stati allattati.
La Colpa (se mi ricordo bene) l’hai scritto tra la pubblicazione de Il divoratore per Il Foglio e la ripubblicazione per Newton Compton. Hai qualche ricordo particolare di quel periodo? Come sei arrivata a questa storia?
Quando pubblicai Il Divoratore per la Newton, La Colpa era già conclusa. La terminai quando vivevo ancora a Rimini e lavoravo come educatrice sociale. Era una storia che mi abitava da tempo, i romanzi sono una cosa privata, anzi, privatissima, le storie che portano a galla vengono per stanare le nostre parti più oscure, quelle che nel quotidiano troppo spesso siamo costretti a soffocare, o quanto meno a sedare. La narrativa è per me uno spazio immenso di libertà e riflessione, una disciplina per educare il pensiero, l’unica che accetto. Quindi, a differenza di qualsiasi altro campo in cui sperimento la scrittura, le storie dei miei romanzi mi vengono a cercare. A quel punto ho solo due strade. O fuggo, o mi calo nel fondo di me stessa.
 Il divoratore era stato venduto in sette nazioni prima ancora che Newton Compton inondasse le librerie nostrane, per La Colpa invece la vendita dei diritti all’estero come sta andando? Essere arrivata in finale allo Strega aiuta in questo senso?
Prima di vendere La Colpa all’estero bisognerà vedere come procedono le vendite de Il divoratore nei vari paesi che lo hanno acquistato. È ancora presto, staremo a vedere.
 Qualche anticipazione riguardo il prossimo romanzo?
Ti dico solo che lo sto scrivendo con un entusiasmo folle, tutte le volte che lavoro a un romanzo penso di metterci tutta me stessa, con questo sto scoprendo invece quanto di me io abbia lasciato fuori negli altri. Lo sento veramente come il mio romanzo più completo. È spero che il prossimo a cui lavorerò metta in crisi quanto ho appena affermato.
Sui giornali si parla quasi esclusivamente di Ghinelli scrittrice di romanzi, e proprio per questo motivo vorrei darti occasione di fare il punto su Ghinelli scrittrice di sceneggiature. Ti andrebbe di dire qualcosa?
Mi sono formata come sceneggiatrice, ti parlo proprio del mio percorso di studi, ma per quanto sappia scrivere sceneggiature, e la cosa mi diverta, la narrativa resta l’unica disciplina che veramente amo in modo totalizzante. Mi permette tempi e profondità impensabili altrove. Un’altra cosa che adoro fare è condurre corsi di scrittura, lo scambio che si crea, le visioni del mondo che si mescolano e si confrontano sono sempre speciali. E torno a casa con un entusiasmo rinnovato. In un certo senso riesco a conciliare la mia formazione come educatrice sociale con quella di narratrice.
 Dopo il successo della serie Il tredicesimo apostolo, ora stai collaborando anche alla seconda stagione?
Per la seconda stagione ho avuto il piacere di firmare una puntata assieme al mio amico e collega Filippo Kalomenidis, quest’inverno la potrete gustare.
Hai visto su Youtube la parodia degli sceneggiatori di Lost? State veramente seduti intorno a un tavolo a tirar fuori idee pazze e visionarie, o è solo un’idea che si fa lo spettatore? Com’è la giornata tipo dello sceneggiatore?
Quando lavoravo in Taodue con Editor interna e sceneggiatrice a tempo strapieno, era facile che si creassero atmosfere simili a Boris, ma ciò non era dovuto mai alla mancanza di professionalità del team, quanto piuttosto al dovere rispettare per contratto orari rigidi e fissi. In ogni mestiere si dovrebbe avere l’opportunità di produrre al massimo quando le idee ci sono, il restante tempo, soprattutto nei mestieri creativi, andrebbe dedicato allo studio e alla ricerca, da svolgersi rigorosamente in privato. Altrimenti il rischio è produrre storie tutte uguali. L’artista beve dal mondo, non può vivere murato in una casa di produzione.
Prima per fare questo lavoro eri di stanza a Roma, ora sei tornata a casa. Si riesce a lavorare bene anche a distanza?
Quest’anno, in seguito alla mia candidatura allo Strega e alle presentazioni quasi quotidiane del mio romanzo, ho dovuto compiere una scelta, e la mia scelta è stata quella di dedicarmi a tempo pieno alle mie idee. Proprio per questo non lavoro più come editor interna, non sono in grado di garantire una presenza quotidiana. Lavoro quindi come freelance, e la cosa, credimi, mi esalta. Con tutti i rischi che comporta, come l’assenza di uno stipendio fisso, per esempio. La vita che voglio fare mi impone diversi piccoli lavori, racconti su commissione per esempio, sceneggiature, articoli, lezioni. E un tempo infinito per raccontare le mie storie, studiare, imparare. Sono sempre stata un po’ selvatica, Roma in questo senso non potrà mai essere casa mia. Vivo a due passi dalla valle del marecchia, ho bisogno del mio wild selvatico quotidiano. Quindi, per rispondere alla tua domanda, non riesco a lavorare bene a distanza, e siccome lavorare, per me, significa scrivere, ho sentito la necessità di tornare a casa. Qui, distante da Roma, lavoro benissimo.
Si sa qualcosa dell’adattamento cinematografico de Il divoratore? Inoltre mi chiedevo: hai mai provato a scrivere una sceneggiatura per un film originale completamente frutto della tua penna?
A questa domanda risponderò tra due o tre mesi, ci sono cose che bollono in pentola…

Acquista La Colpa: cartaceo o eBook.
Acquista Il Divoratore: cartaceo o eBook.

Di recente ho parlato anche de Il cantico dei suicidi, un racconto di Lorenza pubblicato da Newton Compton. Per leggere il post, clicca qui.

Intervista da me originariamente scritta per il settimanale Fuori Le Mura.


mercoledì 19 settembre 2012

Il cantico dei suicidi di Lorenza Ghinelli

E alla fine è successo, ho acquistato per la prima volta un eBook - quindi immaginate un po' come avevo rimediato gli altri...
È un racconto della grandissima Lorenza Ghinelli, Il cantico dei suicidi, uscito un paio di settimane fa per Newton Compton.

A dirla tutta, pensavo che il mio primo acquisto sarebbe arrivato il 3 ottobre all'uscita di Pagalamòssa, un racconto di quel diavolo dal pizzo bianco Sacha Naspini. Invece Lorenza è arrivata prima e mi ha fregato. 0,49 centesimi sono ben disposto a spenderli per un file.

Le parole di Lorenza sono potenti, e inoltre si riconosce subito che sono le sue, il suo stile ingarbugliato, ordinato e splendido a un tempo. Questo racconto, esattamente come il romanzo La colpa, è articolato principalmente in due anni (qui sono il 1957 e il 2006) che servono ad apprendere come i protagonisti della storia siano diventati quel che sono oggi (2006) e ovviamente a capirli meglio.


Parlando con Lorenza ero venuto a sapere che agli inizi, quando ancora non era famosa, quando probabilmente Il divoratore non era ancora uscito per Il Foglio, né per Newton Compton, insomma ero venuto a sapere che lei scriveva tantissimi racconti e li inviava a destra e manca. Quindi ero davvero curioso di leggere queste 50 pagine.

Il bello è che l'autrice avrebbe potuto raccontare una storia di fantasmi nel senso fisico della parola, per quanto possa suonare strano... Invece lei ha preferito essere più sottile, meno scontata, dunque i fantasmi ci sono, ma sono legati a un posto, un campo. Non li si vedono, ma influenzano la vita dei personaggi de Il cantico dei suicidi.

Lo so, in pratica non vi ho detto la trama. Ma è un racconto, costa solo 0,49 €; un piccolo investimento lo potreste fare, no?

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