La scorsa settimana abbiamo avuto modo di
recensire Il labirinto, un romanzo che negli USA ha già un enorme schiera di lettori e che in Italia, invece, viene
tradotto solo ora. Pubblicato nel bel paese da
Fanucci,
Il labirinto, scritto da
James Dashner,
è il primo libro di una trilogia che troveremo nei cinema nostrani
nella seconda metà del 2012. Per toglierci qualche sassolino dalla
scarpe, e anche perché non esiste alcuna intervista “italiana”, abbiamo
deciso rivolgere qualche domanda all’autore.
Quando hai iniziato a scrivere?
Ho scritto per tutta la mia vita, iniziando da
bambino con i racconti. Semplicemente amo raccontare storie, ed è sempre
stato così. Ma all’università ho iniziato a prenderle seriamente e a
scrivere i primi romanzi.
Come hai trovato il tuo agente letterario, Michael Bourret?
Il mio agente è il migliore del mondo! Ha fatto così tanto per la mia
carriera e ha cambiato la mia vita per sempre. Sono stato presentato a
lui dalla mia collega, e ora amica,
Sara Zarr. Buon per me!
Il labirinto è il tuo primo libro che viene tradotto in Italia, cosa provi?
Sono veramente eccitato di esser riuscito ad entrare nel territorio
italiano. Un luogo che voglio assolutamente visitare, forse il
primo della lista dei posti da vedere! È veramente “figo” essere lì
sottoforma di libro, e spero che piaccia a voi tutti.
Com’è nata l’idea del labirinto?
Alla gente dico sempre che sono stato ispirato da due libri:
Il gioco di Ender e
Il signore delle mosche. Penso che ne
Il labirinto troverete elementi di entrambi.
Il linguaggio colorito utilizzato dai radurai è un modo per
evitare di dire molte parolacce, cosa ne hanno pensato i lettori
americani?
Volevo che il loro linguaggio sembrasse duro (e qui forse c’è
stato un problema nella traduzione italiana dove sembra piuttosto
morbido, ndr) e che avesse una fragranza di qualcosa dei tempi andati.
Inoltre un linguaggio di questo tipo ha permesso ai miei libri di
rimanere nelle scuole, cosa per me importante.
Cosa stai leggendo in questo momento?
Sto leggendo Horns di
Joe Hill (uno dei figli di
Stephen King
che, per motivi che tutti possiamo immaginare, quando scrive romanzi
rifiuta di utilizzare il cognome del padre, ndr). È fantastico!
Compra il libro oppure leggi la recensione e guarda il trailer.